FEMMINISMO 1 EURO AL CHILO

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Articolo di Giorgia Succi 

Tra tutti i movimenti sociali che hanno preso vita e si sono sviluppati in questi seimila anni di assetto politico ed economico patriarcale, il femminismo è senza ombra di dubbio quello che è stato non solo più silenziato, anche attraverso la violenza fisica, ma quello più manipolato, bastardizzato e brandizzato.

Il soggetto del femminismo sono le donne, parrebbe inutile ribadirlo ma negli ultimi trent’anni è diventato sempre più necessario sottolinearlo. Il femminismo non è per tutti nonostante bell hooks[1] nel 2000 abbia scritto un libricino affermando il contrario o nel 2012 Chimamanda Ngozi Adichie ne abbia probabilmente preso spunto per un suo discorso al TED[2] per dire che ‘dovremmo essere tutti femministi’.

Il femminismo è un movimento politico e sociale creato dalle donne per le donne.
Il femminismo non è per tutti, è per tutte.

Come donne siamo oppresse non perché biologicamente inferiori ma perché sei mila anni fa gli uomini hanno messo in piedi un sistema socio-economico, politico e religioso che ce lo ha fatto credere.
Un sistema che ci ha ferocemente convinte attraverso la violenza e l’indottrinamento che il nostro unico valore risieda nella nostra capacità riproduttiva prima e nella nostra “scopabilità” poi.

Se cinquant’anni fa diverse donne avevano compreso che se la mela ha i vermi va buttata e che lottare per diventare esseri umani non significava lottare per gli stessi diritti degli uomini, oggi non è più così.

Il femminismo oggi è stato diviso in così tante correnti da poter essere svenduto al mercato per 1 euro al chilo. Tutto può essere femminista: dalla religione al porno.
Concetti quali ‘il personale è politico’[3], ‘autocoscienza’[4] e ‘sorellanza’[5] hanno perso ogni significato.

Non si combatte più la prostituzione ma lo stigma della prostituzione, si lotta per modificare l’istituto del matrimonio, non per annientarlo. Non si critica più l’ossessione per la maternità, analizzandone le cause, ma si rivendica il diritto ad avere figli ad ogni costo (ma con l’utero di un’altra).

Oggi il femminismo è un scheletro senza carne vestito di mille strati per compiacere il migliore offerente: l’uomo di destra o di sinistra, il pornografo o il pappone, il sacerdote o l’attivista queer, l’omofobo o il feticista ecc.

Il femminismo oggi è politically correct, è lotta per il potere maschile, è ‘non-binary’.

Il patriarcato non è più un sistema violento di supremazia maschile ma un’entità intangibile che opprime tutti, compresi i maschi che ne traggono beneficio. Un po’ come pensare che il razzismo colpisca allo stesso modo chi lo subisce e chi lo protrae.
Quando vittima e carnefice vengono messi sullo stesso piano ‘tutto cambia perché nulla cambi’.

Saggiamente Monique Wittig nel 1980 evidenziava due grandi pericoli per il movimento di liberazione delle donne: la promozione del mito della donna come gloriosa creatrice di vita e l’assimilazione della donna alla coscienza maschile ‘che dispone per diritto di almeno due schiave “naturali” nel corso della sua esistenza’[6]. Cosa evidentemente impossibile da realizzare per una donna oppressa da quando nasce per il fatto stesso di essere femmina.

Questa pericolosa dicotomia già presente quarant’anni fa non si è mai risolta ma si è aggravata al punto da rendere il femminismo odierno una creatura del patriarcato capitalista, totalmente depotenziato nella sua carica rivoluzionaria di ribaltamento del sistema socio-economico, politico e religioso della supremazia maschile nel mondo.

Un femminismo per tutti, appunto.
Un femminismo che non riconosce più la radice concreta e sessuale della violenza sulle donne.

La corsa alla ricerca di un’identità personale priva della consapevolezza della nostra esclusività come soggetto oppresso sta portando non solo all’assorbimento del soggetto donna all’interno del patriarcato ma alla perdita di noi stesse come soggetto in rivolta.

Ogni singola donna è diversa nel suo modo di pensare e relazionarsi, diversa nel suo modo di accogliere e ripudiare la violenza psicologica e fisica che le viene inflitta, diversa nel suo attaccamento a un dogma patriarcale rispetto a un altro.

Ciò che ci rende tutte uguali al di là del colore della pelle, del ceto sociale di appartenenza, dell’età, del peso e del credo è il fatto di essere nate femmine; il fatto che sotto il patriarcato essere femmine è stato bollato come biologicamente inferiore, inadatto, infimo, subordinato e dipendente. E che questa fantomatica inferiorità biologica sia stata sfruttata dagli uomini per giustificare il loro potere e la loro efferata violenza contro le donne per mantenere questo potere intatto.

Ci hanno imposto l’eterosessualità per controllare la nostra capacità riproduttiva e l’hanno mantenuta come prescrizione per manipolare e governare i nostri desideri sessuali.

Il femminismo trent’anni fa è stato preso in ostaggio e si è adeguato alle condizioni dettate dal rapitore.
Ha iniziato ad amare quel rapitore, con tutti i suoi difetti, lo ha posto al centro dei suoi pensieri e delle sue cure. È sceso a compromessi per un tozzo di pane più morbido e ha smesso di combattere per l’abbattimento della cella, ha preferito addobbarla.
Ha smesso di riconoscersi come esclusivo e sovversivo, ha spento la sua miccia o per meglio dire abbiamo permesso che accadesse.

Ma il femminismo per sua originale costituzione è profondo amore per le donne al di là dell’opinione personale della singola per l’altra.
Il femminismo è il movimento di rivoluzione più potente che sia mai stato pensato e messo in atto col fine di creare un mondo giusto in cui essere femmina non abbia più valenza come classe ma come singola vita umana.

Quest’ultima valenza però non è stata ancora conquistata e allora non permettiamo alle nostre differenze come singole di dividerci, di odiarci, di manipolarci e sopraffarci.
Non permettiamo agli uomini di ingannarci, di sedurci, di comprarci, di disinnescarci e bastardizzarci.
Rimaniamo unite al di là dei pregiudizi per tornare ad essere soggetto multiforme in rivolta contro la supremazia maschile che ci ha reso fragili, masochiste ed alienate.

Liberiamo il femminismo dalle catene!
Lottiamo per la nostra liberazione e non per quella del nostro oppressore!

[1] bell hooks (2000) Feminism Is for Everybody. Pluto Press: London.

[2] Chimamanda Ngozi Adichie (2014) Dovremmo essere tutti femministi. Einaudi: Segrate.

[3] Cfr. http://www.carolhanisch.org/CHwritings/PIP.html

[4] Cfr. https://womenwhatistobedone.files.wordpress.com/2013/09/1973-consciousness-raising-radical-weapon-k-sarachild-redstockings.pdf

[5] Robin Morgan (1970) Sisterhood Is Powerful: An Anthology of Writings from the Women’s Liberation Movement. Random House: New York.

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